Paolo Maddelna

Mentre l’immaginario collettivo, sollecitato dai mass media, esulta per la visibilità che Draghi ha dimostrato di avere in campo europeo, appare in tutta la sua crudezza l’atteggiamento disimpegnato del governo rispetto agli interessi dell’economia italiana e dei lavoratori italiani.

Stabilita con DPCM la data del 30 giugno per lo sblocco dei licenziamenti, la Whirlpool di Napoli fa partire con un giorno di anticipo i licenziamenti in massa dei lavoratori. Gettando sul lastrico migliaia di famiglie napoletane, le quali vanno a ingrossare i circa 6 milioni di italiani in povertà assoluta e privi di qualsiasi mezzo di sostentamento.

L’atteggiamento della Whirlpool è illegittimo e incostituzionale. In primo luogo esso viola il patto sottoscritto nel 2018, che prorogava il blocco dei licenziamenti fino al 31 dicembre 2021. Inoltre viola in pieno il principio, precettivo e imperativo, la cui inosservanza provoca la nullità del contratto ai sensi dell’articolo 1418 del Codice civile, di cui all’articolo 41 della Costituzione, secondo il quale: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Sulla base di questi elementi costituzionali il governo, benché in tutt’altre faccende affaccendato, dovrebbe ritenere l’impresa responsabile dei danni arrecati ai lavoratori e chiedere il risarcimento dei danni anche di quelli riferibili all’economia italiana nel suo complesso.

In questo senso dovrebbero agire anche i lavoratori e i sindacati, chiedendo al giudice la nullità degli atti di licenziamento e il conseguente risarcimento dei danni, ai sensi del combinato disposto degli articoli 2, 3, 4, 41, 42, 43 e 118, ultimo comma, della Costituzione.

Resta comunque la macchia indelebile del governo, che ha dimostrato al riguardo la sua più completa indifferenza, perseverando nel suo cinico convincimento neoliberista.

Analoga situazione è quella del’Ilva, la cui proprietà è estremamente controversa e sembra appartenga al colosso dell’acciaio Arcelormittal, che finora non ha sborsato un euro, ha arrecato danni ingenti all’ambiente e alla salute umana, ha ottenuto 400 milioni dallo Stato italiano, con la promessa di altri 600 milioni per il 2022, ha lasciato inoperosa l’acciaieria, mentre è enormemente cresciuta la domanda mondiale di acciaio, che ora si vende a prezzi saliti alle stelle.

Anche qui l’inerzia del governo appare del tutto deplorevole e in linea con i principi cinici neoliberisti ai quali si ispira.

Si tenga presente che l’Ilva è un’industria strategica, la quale, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione, deve appartenere allo Stato, a Enti pubblici o a Comunità di lavoratori o di utenti.

Come al solito la mia conclusione è che tutto si potrebbe risolvere attuando gli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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