Paolo Maddalena

I concessionari privati delle autostrade liguri hanno lasciato la rete stradale della Liguria in piano caos. Ci sono lavori in corso da tutte le parti, specie su viadotti e gallerie, e il traffico è estremamente difficoltoso e in alcuni punti totalmente fermo.

La parte ovest delle autostrade liguri, affidata ai Benetton di Aspi, è stata lasciata a Cassa Depositi e Prestiti in una situazione disastrosa e, in pratica, priva di una concreta viabilità. Analoga situazione riguarda la parte est delle autostrade liguri, affidata al privato Gavio, il quale da tempo agisce allo stesso modo di Aspi.

È arrivato il momento che lo Stato riprenda in mano la gestione di tutte le autostrade italiane, con un’azienda pubblica, di proprietà pubblica del Popolo sovrano, escludendo l’intervento di società private anche se finanziate con capitale pubblico. Infatti, come ha chiarito la Corte di Cassazione, con una famosa sentenza del 2011, la S.p.A. a capitale pubblico è un soggetto privato, sottoposto alle regole del diritto privato e, in particolare, alla possibilità di fallire, ai sensi dell’articolo 1 della legge fallimentare.

Il fallimento – e non è cosa da poco – è invece escluso per gli Enti e le Aziende pubbliche, per cui è a queste che bisogna affidare la gestione dei servizi pubblici essenziali, come prevede l’articolo 43 della Costituzione.

Si escluderebbe così anche la grave difficoltà di rapporti tra la Regione e queste società private di gestione, essendo rimesso tutto all’iniziativa pubblica.

E si ricordi che il diritto pubblico prevede delle gravi sanzioni a carico dei propri dipendenti che non adempiono ai propri doveri, mentre nei confronti dei gestori privati, in caso di inadempienza, tutto deve risolversi sul piano civilistico, come abbiamo già visto a proposito della famiglia Benetton, la quale ha manutenuto le strade in maniera pessima, ha provocato il crollo del Ponte di Genova con 43 vittime, e se ne è uscita vittoriosa con un guadagno netto di 8,2 miliardi di euro, e in più con un aumento di valore delle proprie azioni sul mercato generale. E tutto questo, si badi bene, sulla base di un’appropriazione, che impropriamente potrebbe definirsi indebita, della piattaforma della gestione delle autostrade, che appartiene al Popolo a titolo di sovranità.

Per quanto riguarda le responsabilità per il risarcimento dei danni, esse ricadono soprattutto su coloro che sottoscrissero gli atti di concessione, eliminando la possibilità di revoca autoritativa in caso di inadempienza.

Si fanno i nomi di Prodi, Gentiloni e Calenda, le cui posizioni dovrebbero essere accertate dalla competente procura regionale della Corte dei Conti. Insomma l’errore di fondo sta come sempre nella privatizzazione degli Enti pubblici economici, poiché quest’ultima crea soggetti privati distinti dalla pubblica amministrazione, dei quali la pubblica amministrazione è semplicemente socio, passando dalla situazione di proprietario assoluto a quella di un membro di una società di carattere privatistico. È questo il vero danno che è stato inferto ripetutamente al Popolo italiano che ora si dibatte nella più nera miseria, soprattutto a causa di 2651 miliardi di debito pubblico.

Debito che deriva in massima parte per il mancato sviluppo dell’economia provocato dalla cessione delle fonti di produzione di ricchezza nazionale a soggetti privati che si comportano nel modo che abbiamo appena descritto.

Altro capitolo deficitario è quello che riguarda Arcelor Mittal. In questo caso assistiamo all’assurdo, che l’Ilva, proprietaria dell’acciaieria, affitta la sua industria a una società privata franco-indiana, Arcelor Mittal, e questa, non solo non paga il canone di affitto che ammonta, allo stato, a 1,5 miliardi di euro, ma vende i propri prodotti a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato, mentre compra le materie prime con costi fortemente maggiorati, e ottiene anche che il suo locatore (l’Ilva) divenga un proprio socio, cioè sia posto in condizioni di inferiorità rispetto al consiglio di amministrazione di Arcelor Mittal e paghi sovvenzioni per il funzionamento dell’azienda data in affitto.

Finora sono stati gettati al vento 400 milioni per il 2021 e altri 600 milioni per il 2022. Questo assurdo non si sarebbe mai potuto verificare se si fossero applicati gli articoli 1, 3, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Un commento su “La cessione della gestione delle fonti di produzione di ricchezza nazionale ai privati costituisce un freno insormontabile per il nostro sviluppo economico”

  • GRANDE UOMO GRANDE MAGISTRATO MOLTE VERITÀ SUGLI ABUSI DEI POLITICI A PARTIRE DSLLE MENZOGNIE DI PRODI, DI AMATO, DI BERLUSCONI A TUTT’OGGI PET SPOGLIARE IL POPOLO ITALIANO E REGALARE AGLI AMICI LORO IN CABIO DI SOLDI SU CONTI AI PARADISI FISCALI, MAI E POI MAI DOVEVANO RINUNCUARE ALLA SOVRANITÀ MONETARIA ITALIANA CIOE SRAMPARE LA NOSTRA MONETA ED AVERE ANCHE L’EURO, VIME LE ALTRE NAZIONI DI L’EURO E NON IL CHISPPO DEL SOLO EURO, CGE HA PARALUZZATO TUTTA KA ECONOMIA ITALUANA E DEI GIOVANI BRUCIATO IL LORO FUTURO, DELINQUENTI POLITICI PARASSITI COMPLINENTI AL NOSTRO PRESIDENTE CONTE POPOLO ITALIANO ONESTO TI ASPETTA AVANTI TUTTA

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