Recovery fund: ancora provvedimenti assistenziali

Recovery fund: ancora provvedimenti assistenziali

L’allentamento delle restrizioni per l’infezione da COVID-19 è evidentemente diretto a facilitare il commercio e l’economia, ma presenta caratteri inquietanti per quanto riguarda la lotta all’infezione.

Allentare le restrizioni significa, in primo luogo, agire negativamente sulla mente dei cittadini, i quali riprendono la loro libertà di movimento e di assembramento, senza pensare agli effetti nocivi di questi atti.

In particolare impensierisce il ritorno della Lombardia nella zona arancione. Fatto che non tiene in nessun conto che i contagi e i decessi in quella regione costituiscono il 40% dei contagi e dei decessi nazionali. Sembra proprio che il governo abbia ceduto alle pressioni della confindustria, alla quale poco interessa la salute dei cittadini.

A conti fatti trionfa soltanto l’amore per il denaro.

Sul piano europeo, colpisce negativamente l’affermazione di Cristine Lagarde, secondo la quale i debiti non si toccano, espressione che prescinde dalla considerazione essenziale della giustizia o ingiustizia del debito. Ingiustizia che è palese e incontrovertibile nei debiti da speculazione e nei debiti da scommesse, come derivati e simili, poiché sia la speculazione, sia il gioco e la scommessa non hanno tutela giuridica e non fanno nascere obbligazioni giuridiche di restituzione, come afferma molto chiaramente l’articolo 1933 del codice civile. L’apertura sull’argomento fatta da Sassoli, Presidente del Parlamento europeo, è stata subito soffocata da Gentiloni, il quale, dopo essersi dimostrato un convinto neoliberista durante la sua gestione di Capo del governo italiano (basti pensare che ha distrutto i boschi e le foreste con il testo unico foreste) continua nel suo atteggiamento proditorio nei nostri confronti dando manforte alla Lagarde e dimostrando un vuoto nelle sue convinzioni.

Per quanto riguarda i progetti del Recovery Fund, di fronte alla struttura piramidale, prevista da Conte, che dovrebbe sostituire gli organi istituzionali in questa vicenda, a parte ogni considerazione sulla sua costituzionalità, resta il fatto gravissimo che le materie prese in considerazione sono le 6 seguenti:

  1. digitalizzazione
  2. transizione green
  3. istruzione
  4. formazione
  5. inclusione sociale
  6. salute

Manca assolutamente la visione di uno Stato imprenditoriale, che possa riconquistare le fonti di produzione di ricchezza nazionale e porre l’Italia in condizioni di parità con gli altri Stati europei.

Puntando su queste materie, tra le quali non neghiamo che talvolta come sanità, istruzione e ambiente, sono pienamente valide per il futuro, il governo tralascia completamente l’aspetto immediato, fondamentale e primario della trasformazione del sistema economico predatorio neoliberista, che ci rende schiavi dei Paesi forti dell’Europa, e evita di porre le basi per una vera e solida ricostruzione della proprietà pubblica del Popolo italiano, unica fonte di produzione di ricchezza nazionale. Un recupero di ricchezza imposto tra l’altro dall’articolo 43 della Costituzione, secondo il quale devono essere nella mano pubblica o di comunità di lavoratori e di utenti i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia (i cui prezzi influenzano la produzione totale) e le situazioni di monopolio.

Il governo così facendo dimostra di non avere la minima idea di cosa bisogna fare per ricostituire la ricchezza nazionale dissipata dai precedenti governi succedutisi all’assassinio di Aldo Moro, con le privatizzazioni e le svendite a inesperti faccendieri privati e a fameliche multinazionali.

Non c’è una parola contro le privatizzazioni, cioè della fraudolenta trasformazione degli Enti pubblici economici, che devono agire nell’interesse del Popolo, in S.p.A., che devono perseguire gli interessi di pochi singoli soci, spesso stranieri.

Così sta avvenendo per l’Ilva di Taranto, dove il governo prevede di intervenire in modo assistenziale, assumendosi il 50% del capitale sociale, senza nulla modificare sul piano produttivo e ambientale della fabbrica e proseguendo così in un’azione che mantiene i danni alla salute del Popolo tarantino e non ha altro fine che quello di aiutare una multinazionale straniera in difficoltà: Arcelor Mittal.

A nostro avviso questo governo ha assunto una posizione politica assolutamente subordinata alle idee neoliberiste, ampiamente professate in Europa, e non sta facendo altro che spingere l’Italia verso la sua definitiva estinzione economica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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