Paolo Maddelna

Gli argomenti trattati dalla stampa odierna riguardano prevalentemente il problema dell’indebitamento e quello della mancata occupazione dopo la distribuzione del reddito di cittadinanza.

In ordine al primo problema ci sorprende che lo Stato non voglia prendere in considerazione il fatto fondamentale che stiamo parlando di un debito pubblico, che, nella quasi totalità, ci è stato posto sulle spalle dalla speculazione finanziaria, la quale non può essere fonte di diritti di credito.

Pertanto la prima operazione da fare, da parte del Ministero delle Finanze, è una revisione di detto debito per stabilire quale parte deve essere effettivamente riconosciuta. Inoltre il governo non prende in considerazione l’emissione di moneta di Stato, che non è vietata dai Trattati europei, e che ci consentirebbe, come ha affermato su l’Opinine.it Enea Franza (economista, direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università internazionale per la Pace dell’Onu di Roma), di trattenere il prestito concesso per il Recovery Fund solo a fini di garanzia ( e di restituirlo intatto alla scadenza), utilizzando, ai fini del nostro sviluppo economico detta moneta di Stato con cui si potrebbero effettuare gli interventi necessari senza sottostare alle regole vincolanti dell’Unione europea.

L’altro problema trattato dalla stampa odierna riguarda il mancato successo del reddito di cittadinanza che, alla prova dei fatti, non ha prodotto nuova occupazione. A nostro avviso non poteva andare diversamente, poiché questa forma di sussidio riguarda l’acquisto di beni da parte dei beneficiari e non ha nulla a che vedere con la creazione dei posti di lavoro.

Questi possono essere creati soltanto dall’intervento dello Stato per nazionalizzare o creare industrie strategiche in settori altamente produttivi, che sono quelli indicati dall’articolo 43 della Costituzione e cioè: i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio, tenendo peraltro presente che molto fruttuoso potrebbe essere l’intervento dello Stato nella costituzione di aziende agricole in grado di mettere a coltura milioni di ettari di terreno che giacciono in completo abbandono.

A nostro avviso il reddito di cittadinanza deve restare, ma con gli opportuni controlli, per aiutare chi versa in stato di bisogno, ma non è logicamente possibile attribuire a esso la capacità di produrre nuovi posti di lavoro.

Come esempio concreto di creazione di nuovi posti di lavoro, ci riferiamo all’annosa questione di Autostrade, la quale non può essere oggetto di offerte da parte di Atlantia, trattandosi di beni in proprietà del Popolo italiano e rientrando fra i poteri sovrani dello Stato la potestà di revocare immediatamente la concessione, affidandola ad un’azienda pubblica che faccia gli interessi degli italiani e non dei soci di una S.p.A., cominciando così a dare impulso a un processo di rinazionalizzazione delle micidiali privatizzazioni finora portate avanti dai governi succedutisi dopo l’assassinio di Aldo Moro, con la conseguenza della perdita di milioni e milioni di posti di lavoro.

Sia ben chiaro che l’Italia non potrà mai risorgere sul piano economico se non fa valere i suoi poteri sovrani espressi dal concetto costituzionale di cui all’articolo 42, primo comma, della Costituzione, il quale parlando di proprietà afferma che “la proprietà pubblica”, come osservò M.S. Giannini, è da ritenere proprietà collettiva demaniale, cioè una proprietà appartenente al Popolo sovrano, fuori commercio e dunque inalienabile, inusucapibile e inespropriabile.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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