Page-0024

Il Baratro Economico

Il baratro economico nel quale è caduta l’Italia

l’ultima speranza è solo la “Attuazione della Costituzione”

L’Italia versa in un “disastro” senza precedenti, e la cosa più grave è che la gente vive nella più completa indifferenza e, anche a causa di un certo tipo di comunicazione dal linguaggio non veritiero, non si rende conto che siamo tutti caduti in un baratro e non abbiamo più nessuna possibilità, date le strettoie del bilancio pubblico, di tutelare il nostro territorio dall’invadenza dei potentati economici, sia italiani che stranieri, i quali continuano a distruggere quel poco di suolo agricolo che ci è rimasto. Abbiamo svenduto tutte le nostre banche pubbliche. Abbiamo svenduto l’INA, l’ENI, l’ENEL e l’IRI con tutti i nostri gioielli di famiglia, abbiamo svenduto interi territori: l’isola di Budelli nell’arcipelago della Maddalena e l’Isola Bella delle Eolie, il Monte Cristallo e il Monte delle Tofane sopra Cortina d’Ampezzo, ampi tratti di spiagge, centinaia di immobili artistici e storici (come, a Roma, la monumentale Zecca di piazza Verdi, ceduta ai Cinesi e la Casina Valadier del Pincio ceduta a uno sceicco arabo), tutti i fari marittimi  (dieci  li  ha  acquistati  la  Germania)  e,  fatto  questo  gravissimo,  abbiamo  e  stiamo continuando a cedere tutti gli strumenti che creano profitto: i servizi pubblici essenziali, le tratte ferroviarie, le rotte aeree, ecc..

[Continua a leggere]


 Scarica il PDF


Nuova Legge Elettorale e Sovranità Popolare

Nuova Legge Elettorale e Sovranità Popolare


Profilo soggettivo

Il fatto che la legge elettorale in questione, anziché disciplinare l’esercizio del “diritto-dovere” al voto, ne comprime e ne svia lo svolgimento, è di una tale gravità, che anche la individuazione del “soggetto leso”, e cioè la descrizione del cosiddetto “profilo soggettivo”, non può effettuarsi se non attraverso un riesame complesso e particolareggiato della problematica relativa ai temi della “rappresentanza parlamentare” e dell’”esercizio” della “sovranità popolare”.

Il primo dato che occorre porre in evidenza, in questa analisi, è che la Costituzione repubblicana attribuisce la “sovranità”, non più allo Stato persona (come era nello Statuto albertino), ma allo “Stato comunità”, e cioè al “Popolo”, definito pertanto “Popolo sovrano” (A. Sandulli, Manuale di diritto amministrativo, Napoli, 1969, p. 4 ss.).

Ed è estremamente chiaro, in Costituzione, che i l “Popolo” è un “soggetto unitario”, i cui interessi trascendono quelli degli individui e dei gruppi che lo compongono. Come è stato notato (Nocilla, voce “Popolo”, in ED, Milano, 1985, p.359), il Popolo ha “una sua unità, una sua capacità di volere e, in definitiva, una sua soggettività”. Ed è interessante, a questo proposito ricordare che la Costituzione distingue “l’appartenenza” della sovranità, dal suo “esercizio”, precisando ulteriormente che “il Popolo esercita la sua sovranità” , o attraverso la elezione libera e personale della propria “rappresentanza parlamentare” (art. 70 Cost.), o attraverso la “partecipazione diretta” alle funzioni legislative, amministrative e giudiziarie , come chiaramente si desume: dall’art. 3, comma 2 (partecipazione all’org anizzazione politica, economica e sociale del Paese), dall’ art. 71 (proposta di legge popolare), dall’ art. 75 (referendum), dall’ art. 118, comma 4, (svolgimento da parte di cittadini, singoli o associati, di “attività di interesse generale”, “secondo il principio di sussidiarietà”).

E’ poi da precisare che questo “soggetto unitario”, quando agisce per eleggere la propria “rappresentanza politica”, fa ricorso a un proprio “Organo”, “il complesso dei cittadini che hanno la capacità elettorale”, al quale la d ottrina ha dato la denominazione di “Corpo elettorale”, denominazione alla quale si preferisce fare riferimento per comodità di espressione.
E’ da porre poi in massimo risalto che i “cittadini”, quando esercitano il diritto di voto, che è anche un “munus”, una “funzione pubblica” e pertanto un “dovere civico”, agiscono , sia “come singoli” , sia e “come parte” del Popolo (Damiano Nocilla, Luigi Ciaurro, voce “Rappresentanza politica”, in ED, Milano, 1987, vol. XXXVIII, p. 584). Del resto, l’art. 2 della Costi tuzione è molto esplicito nell’affermare una concezione della persona umana che esalta i due aspetti: quello individuale e quello comunitario , sancendo che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle f ormazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Concentrando l’attenzione sul “Corpo elettorale”, quale “Organo”, e, quindi, quale “Potere” dello “Stato comunità”, è ovvio che vengono in evidenza i “rapporti” fra i vari “Organi” o “Poteri” che dir si voglia e, in particolare, il rapporto tra “Popolo”, “Corpo elettorale” e “Parlamento”.

Ed è altrettanto evidente, come poco sopra si affermava, che l’elettore, s ingolo o associato, essendo “parte” del Corpo elettorale, è anche abilitato a difendere , non solo il suo diritto fondamentale al voto, ma anche “ i poteri e le funzioni ” e cioè le “attribuzioni” di questo suo Organo, qualora essi siano travolti da altri Organi dello Stato comunità. Al riguardo, poi, è appena il caso di ricordare che “le attribuzioni” del Corpo elettorale, si concentrano nel diritto - dovere di “eleggere” la “rappresentanza politica” attraverso una “espressione di voto”, che sia “personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48 Cost.), “a suffragio universale e diretto” (art. 56 e 58 Cost.) e idoneo, peraltro, a “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49 Cost.).

Si tratta della tipica “ actio popularis ” dei Romani, per i quali era incontestabile che il “civis”, l’abitante della “civitas” (da cui il nome “civiltà”), potesse agire, nello stesso tempo, davanti al Pretore, sia nel proprio interesse che nell’interesse di tutto il Popolo (Settis, Azione popolare, Torino, 2012). E qui, evidentemente, si tratta di una azione, per così dire, a double face : l'elettore, da un lato agisce come titolare di un diritto fondamentale individuale e d’altro lato, come “parte” della intera Comunità degli elettori, cioè come membro del “Corpo elettorale” . Ed è da sottolineare, a questo punto, che “l’organo” “Corpo elettorale”, cui spetta la “funzione pubblica” di “eleggere i rappresentanti del Popolo ” è una entità ben distinta dall’altro Organo dello Stato comunità al quale si è accennato, e cioè il “Parlamento”, al quale appartiene la “funzione legislativa”. La distinzione tra i due Organi e l’inesistenza di alcun legame tra loro è provato dall’art. 67 Cost., secondo il quale “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Insomma, se è vero che ogni elettore vota sia come singolo, sia come membro della Collettività, è altrettanto vero che il Parlamentare ha la funzione di rappresentare l’intera Collettività, ci oè la Nazione o Popolo che dir si voglia (i due termini in Costituzione sono equivalenti). E’ da notare, comunque, che, proprio “l’autonomia del Parlamento  ne implica una responsabilità, proprio perché non vi può essere un potere completamente sganciato dalla responsabilità del suo detentore e, all’inverso, perché la responsabilità stessa implica a monte una capacità di autonoma determinazione” (Nocilla, Ciaurro, o. c., p. 567).

Se è vero che “Popolo”, “Corpo elettorale” e “Parlamento” sono Organi dello Sta to comunità, con diverse funzioni e distinti poteri, non può negarsi che siano configurabili tra detti Organi anche dei “conflitti di attribuzione”, di cui all’art. 37 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 87. In particolare è da sottolineare che q uando il Parlamento, in rappresentanza dell’intero popolo, emana una “legge elettorale” viene a trovarsi in una “condizione particolarissima”, nel senso che esso, in qualità di rappresentante, viene a disciplinare una materia che dovrebbe, in linea di principio, essere disciplinata dallostesso Popolo, cioè dal “rappre se ntato”, da chi, per l’appunto “conferisce” il potere di rappresentanza (come avveniva nell’antica Atene, ma che oggi è impossibile, poiché il numero degli elettori è talmente alto che non è neppure immaginabile affidare la stesura della legge elettorale all’intero Popolo ). Sarebbe stato forse opportuno che la materia fossa stata disciplinata dall’Assemblea costituente, cioè da quei cittadini che l’intero popolo investì a suo tempo di questa funzione. Sennonché i nostri Padri costituenti preferirono lasciare questo compito al legislatore ordinario (quasi come un patto tra gentiluomini), limitandosi a disporre soltanto alcune norme fondamentali di livello costituzionale, alle quali si sarebbe dovuto ispirare il legislatore ordinario, nel momento in cui avesse provveduto a emanare una legge elettorale, e il cui rispetto costituisce anche il “presidio costituzionale” del “Potere” del popolo , e del suo Organo denominato “Corpo elettorale”, il quale, non lo si dimentichi, è il soggetto che “conferisce” al Parlamento il potere di “rappresentanza” .

Da questa particolarissima situazione (che sfugge anche a una autorevole dottrina), discende che “l’inosservanza” di quelle regole costituzional i poste a garanzia di una buona legge elettorale da parte del Parlamento, viene a configurarsi nello stesso tempo anche come una “invasione” dei Poteri propri del Corpo elettorale che conferisce la rappresentanza ai Parlamentari. Insomma nel caso della stesura e dell’emanazione di una legge elettorale che contrasti con le norme costituzionali in materia, vengono a “coincidere”, nello stesso tempo, “ il vizio di costituzionalità” della legge elettorale e l a “violazione” delle “attribuzioni proprie” del Corp o elettorale. Di qui la chiara emersione di un “conflitto di attribuzione” tra Corpo elettorale e Parlamento.

In particolare, per quanto concerne il caso in esame, tenuto per fermo che la legge elettorale in questione calpesta platealmente la “sovranità popolare ”, sotto l’aspetto, sia della sua “appartenenza” al Popolo, sia sotto l’aspetto del suo “esercizio”, appare evidente che il “conflitto di attribuzione” di cui si parla si è verificato nel momento stesso dell’entrata in vigore della legge elettorale in questione, in quanto è da questo preciso momento che il Corpo elettorale si è visto privato della possibilità di “incidere” in modo libero e diretto sulla “nomina” dei propri “rappresentanti”, dando luogo a un Parlamento che sia effettivamente “rappresentativo”, un Parlamento cioè che “interpreti, esprima ed attui le tendenze spirituali e la volontà reale del Popolo” (Nocilla e Ciaurro, o. c., p.564 s.). E’ da sottolineare, peraltro, a questo proposito, che nel nostro caso non viene in discussione l’operato dei parlamentari soggetti al “controllo” del Popolo, che può non eleggerli nella successiva tornata elettorale.
Qui si tratta di una questione assai diversa, si tratta del fatto che una legge elettorale, violando, come si è appena detto, precise disp osizioni della Carta costituzionale “ha inciso” profondamente sulla “sovranità popolare” e sulle “attribuzioni” del Corpo elettorale. Quanto detto pone in evidenza che si tratta di una “invasione” del potere e delle funzioni proprie del Corpo elettorale d a parte del Parlamento effettivamente molto “grave”, tale da rendere effettivamente applicabile il citato art. 37 della legge costituzionale n. 87 del 1953. Il “giudizio di ammissibilità”, vale la pena di sottolinearlo, è insomma un giudizio, diretto ad accertare, non solo se sussistono effettivamente i presupposti del conflitto, sia sotto il profilo soggettivo, sia sotto il profilo oggettivo, ma anche e soprattutto l’entità della “invasione” di un Potere sulla sfera di attribuzioni di un altro Potere. E nel nostro caso certamente non si può negare che la ferita inferta dalla legge elettorale alla sovranità del Popolo e alle attribuzioni del Corpo elettorale è di tale entità che non è possibile non dichiarare l’ammissibilità del ricorso di cui si discute.

E’ la prima volta, nella storia della Repubblica Italiana che viene a delinearsi un “reale conflitto” tra Corpo elettorale e Parlamento. Infatti, i precedenti giurisprudenziali che parlano di “conflitti di attribuzione” non hanno mai riguardato la prospettazione che si è poco sopra delineata. Le ordinanze nn. 189 e 284 del 2008, hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso, in quanto questo “risulta rivolto non già a sollevare un conflitto di attribuzione, quanto piuttosto ad ottenere la dichiarazione di il legittimità costituzionale” (in detti ricorsi si invita, infatti, la Corte costituzionale a sollevare dinanzi se medesima il conflitto di attribuzione). L’ordinanza n. 57 del 1971 si limita a dichiarare il ricorso inammissibile, in quanto “sollevato da soggetti od organi estranei” ai “Poteri dello Stato” (e non è il caso nostro, poiché il conflitto viene sollevato da cittadini nella qualità di “membri”, cioè di organi, del Popolo).

L’ordinanza n. 296 dichiara inammissibile il ricorso “in quanto difetta, nel la fattispecie in esame, la materia stessa del conflitto di attribuzione”. Dunque, è solo oggi che la Corte costituzionale, in un contesto del tutto abnorme, nel quale il Parlamento fa prevalere gli interessi della classe politica sugli interessi del Popolo, è chiamata a pronunciarsi su una questione, che concerne lo stesso “esercizio” della “sovranità popolare” e le stesse “attribuzioni del Corpo elettorale”.

E’ principio fondamentale della giurisprudenza costituzionale che debba esserci comunque un “giudice” per le situazioni di contrasto con i principi fondamentali della nostra Costituzione. E questo è davvero un caso estremo. Se resta in piedi questa legge, avremo un Corpo elettorale mutilato della sua libertà di scelta, un Parlamento costituzionalmente e perennemente illegittimo e, forse, la fine dell’effettività delle norme costituzionali.

Profilo oggettivo

Quanto al profilo oggettivo vale quanto si è detto a proposito delle numerose illegittimità costituzionali che hanno inciso direttamente sui “diritti fondamentali” dei cittadini e sul le “attribuzioni” del “Corpo elettorale” nel suo complesso. In realtà questa legge elettorale impedisce che la volontà del Popolo sovrano, che si esprime attraverso il voto, raggiunga i risultati voluti. Non solo i candidati e i leader “sono scelti dai partiti” (i cosiddetti “listini bloccati”) , non solo non è più possibile esprimere “preferenze”, non solo è tolto all’elettore la possibilità di “ scegliere tra I candidati e le liste ” , “sia della Camera, sia del Senato” , estendendosi, ope legis il voto dato all’uninominale anche al proporzionale (assenza del “voto disgiunto”, come era nel “Mattarellum” ), non solo sono previste “candidature bloccate (essendo possibile candidarsi fino a 5 collegi uninominali, oltre che nel collegio plurinominale), ma addirittura si fa dipendere da un algoritmo la “destinazione” del voto, per cui l’elettore non sa se il suo voto sarà conteggiato per il candidato e la lista da lui votati, oppure se sarà attribuito ad altra lista o candidato. Si tratta, insomma, di una legge che “legalizza”, per così dire, lo strapotere della classe politica contro la “sovranità” del Popolo, travolgendo, così le stesse basi della democrazia.

Roma, 6 dicembre 2017
Attuare la Costituzione - Associazione di promozione sociale
Via Sardegna, 29 - 00187 Roma
www.attuarelacostituzione.it / attuarecostituzione@gmail.com

 

Scarica il PDF

Notizie Organizzative

Assemblea dei i Soci di "Attuare la Costituzione"

 

Data: SABATO 9 DICEMBRE 2017

Location: Via Nomentana, 54 – Roma (Presso Istituto Nazionale per Sordi)

 Programma

 Ore 10,00 -10,30

Registrazione dei partecipanti e di eventuali nuove adesioni

Ore 10,30 – 11,00

  • Indicazione della presidenza e della segreteria di Assemblea
  • Comunicazioni all’Assemblea delle adesioni pervenute e degli aventi diritto al voto
  • Introduzione ai lavori assembleari e breve aggiornamento sulle attività in essere

 Ore 11,00 – 13,30

  • Gruppo dei Giuristi e degli Esperti. Introduzione generale, azioni in corso e azioni prioritarie
  • Interventi dell’Assemblea per le aree ambiente e salute, sanità, lavoro, partecipazione, altre aree
  • Intervento dei comitati territoriali presenti ed esperienze in corso. Le Città per l’attuazione della Costituzione
  • Comunicazione e infrastrutture di comunicazione: punto della situazione e strategia associativa

 Ore 13,30 – 14,30

  • Pausa pranzo (libera, vedi indicazioni punti ristoro)

 Ore 14,30 – 15,30

  • Confronto e discussione generale. Votazioni necessarie.

 Ore 15,30 – 17,00

  • Approfondimenti e formazione:
    • Mauro Scardovelli    Attuare la Costituzione: le emergenze, la consapevolezza, la liberazione
    • Paolo Maddalena      Attuare la Costituzione: i tre pilastri
    • Luigi De Giacomo    Attuare la Costituzione: la sovranità popolare, il territorio, le comunità

 

 Fine dei lavori assembleari