La guerra continua e l'escalation decisa dall'occidente aumenta le preoccupazioni di un ricorso alle armi nucleari.

La guerra continua e l'escalation decisa dall'occidente aumenta le preoccupazioni di un ricorso alle armi nucleari.

Nella giornata di ieri, con l’intervento preponderante di Biden, si sono svolti il G7, il Consiglio europeo e il Consiglio della Nato, e si è registrata una svolta radicale nella politica militare contro la Russia.

In pratica si è deciso di inviare, per il valore due miliardi di dollari, armi cosiddette difensive (missili anti-carro, missili anti-aereo e droni difensivi) all’Ucraina (Zelensky aveva chiesto aerei e carri armati che sono armi offensive necessarie per un contrattacco), e un rafforzamento della difesa armata di quei Paesi facenti parti dell’Unione europea confinanti con la Russia. Si tratta dunque di una escalation il cui effetto sarà il prolungamento della guerra, poiché questa potrebbe finire solo con la vittoria di una delle due parti e per far vincere gli ucraini sarebbe necessario l’invio di armi cosiddette offensive.

Altro argomento da sottolineare è che nei giorni scorsi la Germania ha deciso un riarmo da 100 miliardi di euro, mentre l’Italia ha deciso un riarmo da 30-40 miliardi di euro.

Giustamente contro questa operazione si è scagliata la parola ferma e convincente di Papa Francesco , il quale ha considerato vergognoso e scandaloso il ricorso al riarmo, ponendo in evidenza che i Popoli devono essere aiutati con la ricerca della pace e, aggiungo io, devono cessare le ingerenze mostruose degli interessi economici sulle decisioni militari, i cui effetti disastrosi, micidiali e sanguinari ricadono sulle popolazioni inermi.

In questo quadro soltanto la Cina potrebbe svolgere una funzione di negoziazione, ma alle richieste dell’occidente di intervenire su Putin giustamente Xi Jinping ha risposto di voler conoscere quali sono le proposte occidentali per una trattativa di pace.

Le proposte, a mio avviso, potrebbero essere la neutralità dell’Ucraina e la libera scelta delle popolazioni di Crimea e Donbass di decidere il proprio destino politico. Ma di questo non se ne parla neppure minimamente.

Quanto all’unità di intenti dell’Europa mi preoccupa non poco il riarmo della Germania e soprattutto il fatto che, in assenza della Merkel, i nuovi dirigenti tedeschi vogliono che l’Unione imponga di nuovo il patto di stabilità, il che consentirebbe l’insorgere di un predominio tedesco all’interno dell’Europa.

A mio avviso ciò che impedisce la ricerca di una via d’uscita è, sul piano pratico, l’atteggiamento ferreo di Putin che appare come un uomo che ha il ghiaccio nel cuore, e che potrebbe quindi scatenare una guerra nucleare, che sarebbe anche l’ultima perché comporterebbe la distruzione della vita del Pianeta.

A mio sommesso avviso, poiché, come tutti affermano, siamo ad una svolta epocale, la vera via d’uscita è quella di prendere coscienza del fatto che la globalizzazione è stata una pura illusione e che la interdipendenza pacifica fra tutti gli Stati del mondo è ancora lontana.

Occorrerebbe dunque far ricorso a un sistema economico che non preveda, come richiede il pensiero unico dominante del neoliberismo, la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi magnati (siano essi russi, americani o europei), obiettivo pienamente raggiunto con le disastrose privatizzazioni russe, ma anche occidentali e soprattutto italiane, restituendo ai popoli quella parte di ricchezza nazionale che è essenziale per la costituzione e il mantenimento di uno Stato democratico.

E a ciò si perviene soltanto se il sistema economico prevede la distribuzione della ricchezza alla base della piramide sociale e l’intervento nell’economia dell’intero Popolo, come è stato per noi fino all’assassinio di Aldo Moro e come dovrebbe esserlo anche oggi in virtù dell’attuazione del titolo terzo, della parte prima, della Costituzione, dedicato ai rapporti economici.

Alla pace si arriva mediante la democrazia, perché i popoli, tranne rare eccezioni, vogliono la pace e la guerra dipende solo dalla volontà di sopraffazione di soggetti che desiderano sempre più accumulare ricchezza e cioè una parte molto limitata delle popolazioni che fa prevalere l’egoismo individuale sul bene della comunità, disgregando i popoli in tanti singoli individui e portando, come avvenuto in questo ultimo mese, tutto il mondo verso una guerra sanguinaria e fratricida.

Ricordo che gli obiettivi della nostra Costituzione sono: lo svolgimento della persona umana (che si ottiene se si assicura la libertà e l’uguaglianza di tutti), il progresso materiale e spirituale della società, la tutela della salute e la tutela dell’ambiente.

Invito, come al solito, ad attuare gli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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La propaganda di guerra offusca la verità. Resta l'evidenza di un ignominioso eccidio del Popolo ucraino

La propaganda di guerra offusca la verità. Resta l'evidenza di un ignominioso eccidio del Popolo ucraino

Le notizie che provengono dal fronte di guerra sono tutte in contrasto fra loro per effetto della propaganda messa in campo, sia dai russi, sia dagli ucraini.

Quello che è certo è che i russi lentamente e inesorabilmente stanno stringendo in una morsa l’intero Paese, bombardando le città e provocando un numero elevatissimo di morti e feriti. Un vero orrore.

Si parla di una bozza di quindici punti per le trattative di un negoziato, ma quello che si sa è solo la manifestazione esplicita da parte degli ucraini di riprendersi tutte le zone occupate militarmente dalla Russia e cioè il Donbass e la Crimea, dalla parte russa non c’è nessuna manifestazione di volontà di comporre il conflitto, mentre il Presidente Biden usa parole fortemente offensive nei confronti di Putin.

In Italia, secondo alcuni sondaggi, il 54% della popolazione si dichiara contraria all’invio di armi in Ucraina, ma intanto il governo Draghi ieri ha incassato alla Camera il primo sì al decreto Ucraina, il quale prevede: l’invio di armi e il sostegno alle imprese che esportano in Ucraina, Russia o Bielorussia, la partecipazione di personale militare alle iniziative della Nato per l’impiego della forza ad elevata prontezza e per il potenziamento di altri dispositivi Nato, sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza; sorveglianza navale nell’area sud dell’Alleanza; presenza in Lettonia, il provvedimento ora passa al Senato per la definitiva approvazione.

Insomma, quello che è certo, è che il nostro governo, violando il principio fondamentale del ripudio della guerra, sancito dall’articolo articolo 11 della Costituzione, dimostra di essere esecutore della volontà degli Usa, perdendo ogni possibilità di agire come mediatore terzo in questa incresciosissima vicenda.

Intanto la dipendenza dagli USA ha prodotto effetti nocivi anche sulla nostra economia, soprattutto con il rialzo dei prezzi del gas e degli altri approvvigionamenti energetici, producendo a cascata altri effetti negativi sull’agricoltura e sull’industria.

Al fondo emerge chiaramente il convincimento del governo di voler procedere nello smantellamento del demanio costituzionale italiano, privatizzando quel poco che resta a favore di singoli soggetti prevalentemente stranieri. Ne è riprova un decreto che autorizza la Rai a ridurre la propria partecipazione nella S.p.A. Rai Way «fino al limite del 30% del capitale», dall’attuale 62%, perdendo i relativi guadagni e incidendo negativamente sulla sicurezza delle trasmissioni radio televisive, accontentandosi, proprio in questo delicatissimo periodo di guerra, di un generico controllo dall’esterno affidato al Ministero del Tesoro.

Insomma il governo prosegue nella sul rovinosa politica di privatizzazione dei beni del Popolo dimostrando sempre la sua propensione a difendere gli interessi delle multinazionali e della finanza, soprattutto statunitensi, e non gli interessi del Popolo italiano.

A me non resto, come al solito, che invitare tutti all’osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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La guerra continua seguendo le sue leggi

La guerra continua seguendo le sue leggi

Le notizie sulla guerra continuano secondo il loro naturale svolgimento. La Russia sta completando la sua opera di accerchiamento e anche la città di Odessa è stata bombardata dalle navi stanziate nel Mar Nero.

Un piccolo spiraglio si apre sul piano delle trattative, perché il Presidente Zelensky ha escluso che tra le aspettative degli ucraini ci sia anche quella di far parte della Nato.

Tuttavia come contrappunto a questa dichiarazione la vice Premier Iryna Vereshchuk ha ribadito che gli ucraini non vogliono perdere nemmeno un centimetro del loro territorio, non vogliono abbandonare il Donbass e riconoscere l’annessione della Crimea alla Russia.

Intanto questa mattina si sono recati a Kiev i primi ministri di Slovenia, Polonia e Repubblica Ceca e si spera che il loro intervento possa in qualche modo facilitare le soluzioni diplomatiche.

Dal punto di vista degli effetti di questa guerra è noto che le sanzioni economiche hanno avuto la conseguenza di far aumentare i prezzi energetici fino alle stelle. Per cui danni enormi sono ricaduti sulla nostra economia.

Ciò conferma quanto ho sempre detto contro le privatizzazioni e sulla necessità di mantenere fuori del mercato, evitando che su di essi si avventino le speculazioni degli operatori finanziari, i beni necessari per la costituzione e la vita della Comunità statale, specialmente, come sancisce l’articolo 43 della Costituzione, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche.

Non sfugge a nessuno che se i governi italiani non avessero privatizzato e svenduto l’ENI, avremmo disposto di uno strumento essenziale per il rifornimento differenziato del gas e di altre fonti energetiche, ma i nostri governi, dall’assassinio di Aldo Moro in poi (alla cui memoria ci inchiniamo nella giornata odierna, data del suo assassinio), si sono cimentati nell’agire contro il Popolo italiano e a favore delle multinazionali e delle speculazioni finanziarie, come da ultimo ha fatto Mario Draghi proprio a proposito dell’invio di armi all’Ucraina.

Egli avrebbe potuto rispondere che l’Italia non poteva aderire a una richiesta del genere perché glielo impedisce l’articolo 11 della Costituzione, secondo il quale l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma che tuttavia egli, atteso per un incontro con Putin, avrebbe speso tutte le sue energie per risolvere il conflitto sul piano diplomatico. Avrebbe fatto una bella figura e avrebbe dato prestigio al Popolo italiano che ora sulla scena internazionale appare timido, incerto e servo degli Stati Uniti. Ma per Draghi le multinazionali valgono molto più dei principi fondamentali della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Il servilismo della nostra politica ci svaluta agli occhi stessi di chi ci comanda

Il servilismo della nostra politica ci svaluta agli occhi stessi di chi ci comanda

Gran Bretagna, Germania, Francia e USA si sono incontrati in una videoconferenza senza invitare l’Italia, la quale, tra l’altro, ospita potenti forze militari USA ad Aviano e a Sigonella. È stato uno schiaffo alla nostra Nazione e soprattutto a Draghi, che ha posto in essere una politica di servilismo agli USA, senza considerare la dignità del Popolo italiano.

Peraltro è da considerare assurda la posizione che egli ha assunto in sede di governo, avendo deciso di procedere alla revisione del catasto, cioè a impoverire ancor di più il largo stuolo degli italiani, che, con enormi sacrifici, hanno investito i propri risparmi nell’abitazione, come del resto prescrive l’articolo 47 della Costituzione.

Inoltre egli insiste per la riforma fiscale, i cui effetti, date le premesse, saranno comunque contrari agli interessi del Popolo. Draghi mantiene un suo atteggiamento molto duro nei confronti della maggioranza parlamentare ed è riuscito a far approvare, in sede parlamentare, le sue proposte su detti argomenti con un solo voto di scarto, quello di Maurizio Lupi, fervido sostenitore del neoliberismo, che già ha dimostrato il suo cinismo con una norma di legge da lui voluta che non riconosce il rilascio del certificato di residenza agli occupanti abusivi, in modo di privarli di luce e di acqua.

In ogni caso è da porre in grande evidenza che chi la fa da padrone è il mercato generale, e più precisamente le potenze economiche che indirizzano le scelte di quest’ultimo.

Possiamo dire che il vero nemico del Popolo italiano è stato l’aumento dei prezzi, innanzitutto energetici,(le cui bollette sono aumentate del 130%), e poi di riflesso i costi della pesca, dell’ agricoltura, della produzione di acciaio (che per altro è affidato ancora ad un industria franco indiana la ArcelorMittal), nonché la chiusura delle aziende riguardanti il turismo e la ristorazione.

In proposito devo sottolineare che a questo aumento estremamente speculativo dei prezzi, avrebbe potuto svolgere un’azione di freno l’intervento dello Stato nell’economia, e, principalmente, dell’Eni che abbiamo inutilmente e dannosamente ceduto allo straniero, perdendo la maggioranza azionaria e, in particolare, dell’Iri con le sue duemila aziende che assicuravano un intervento a prezzi moderati in moltissimi settori dell’economia.

Questa forma di bilanciamento economico è stata travolta dalle dissennate privatizzazioni e svendite, le quali hanno messo in luce l’incapacità dei nostri imprenditori di sviluppare l’economia italiana, come dimostra il fatto che, dopo essersi impossessati di servizi pubblici essenziali, di fonti di energia e di industrie strategiche, loro venduti a prezzi stracciati, non hanno affatto pensato a una programmazione industriale e hanno utilizzato questi nostri beni come titoli di credito, svendendoli sul piano finanziario e passandoseli tra di loro di mano in mano caricandoli di debito e poi svendendoli a multinazionali e fondi stranieri.

A mio avviso il crollo totale della nostra economia è effetto della dismissione oramai quasi completata del nostro demanio costituzionale, il quale, non solo ci avrebbe consentito una sorta di autarchia in materia energetica, ma avrebbe agito, come ho detto, anche come freno agli assalti cinici, illegittimi e ingiustificati della speculazione dei mercati.

Con animo sempre più amareggiato invito tutti a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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La diplomazia fallisce. La guerra continua.

La diplomazia fallisce. La guerra continua.

Abbiamo vissuto 77 anni di pace in un mondo globalizzato nel quale si è pensato soltanto a soddisfare bisogni individuali molto spesso sprecando inutilmente risorse ai danni dell’ambiente e del territorio.

Improvvisamente l’aggressione di Putin contro l’Ucraina ha travolto questo stato di cose, nel quale ha dominato il rilassamento anche mentale dei cittadini dell’intero occidente.

Si è trattato di un attacco improvviso che ha fatto risvegliare questo sopore e che a coloro che sono in età avanzata ha fatto immediatamente ricongiungere gli orrori della Seconda Guerra Mondiale agli orrori odierni.

Per chi lo ha vissuto, la guerra è senz’altro una tragedia immane e chi la scatena è un super criminale.

In questa situazione si distingue il piano della diplomazia e quello della realtà bellica. Sul piano diplomatico tutto il mondo occidentale è unanime nel condannare la guerra, ma gli sforzi diplomatici si scontrano con la doppiezza della politica di Putin, il quale, dopo aver assicurato a Macron (l’unico interlocutore europeo con la Russia) che sarebbero state risparmiate le vittime civili, ha invece fatto bombardare le città ucraine con bombe a grappolo che hanno ucciso migliaia di persone, bambini compresi.

Questo atteggiamento ha spinto la Germania al riarmo destinando a questo fine il 2% del Pil e ha indotto la Presidente dell’Unione europea ha comunicare che sono stati stanziati dall’Europa 500 milioni di euro per la costruzione di armi letali.

Quello che è difficile da realizzare è un esercito europeo con un comando unico, come è stato dimostrato nella Seconda Guerra mondiale quando, su insistente proposta di Jean Monet, inglesi e americani formarono un comando unico detto degli alleati.

Quello che è certo è che la guerra in Ucraina continua con grande spargimento di sangue, nel sud è caduta la città di Kherson alle 8.15 di questa mattina, mentre sono sotto assedio Odessa e Mariupol, la cui caduta consentirebbe il passaggio diretto delle truppe russe dalla Crimea all’Ucraina. Anche Kiev è sotto assedio, stretta in una morsa tra Nord, Est e Sud, alla quale hanno risposto gli ucraini con grande fierezza, disposti anche ad immolare la vita per difendere la capitale del loro Paese. Intanto da parte occidentale sono stati inviati uomini e mezzi per sostenere gli ucraini in questa terribile e tragica avventura.

La soluzione diplomatica appare dunque lontana e la volontà di Putin di andare avanti sembra irrefrenabile, anche perché, a quanto pare, la sua azione trova il consenso della maggioranza dei russi.

Lo spettro di un allargamento della guerra oltre i confini ucraini e contro i Paesi che fanno parte dell’Unione europea diventa sempre più probabile, anche perché la risposta data dall’Occidente con le sanzioni economiche, ha recato danni all’una e all’altra parte, e certamente non ha impressionato il dittatore russo.

D’altro canto la risposta di Ursula Von der Leyen, la quale ha confermato l’annessione dell’Ucraina all’Unione europea e alla Nato, ha fortemente rafforzato l’intento russo di continuare con le azioni di guerra.

A voler essere i più equanimi possibili c’è da dire che l’entrata nell’Unione europea dei Paesi del Visegraad e della Lega baltica effettivamente ha allarmato Putin, il quale si è visto nella necessità di frenare questa lenta estensione delle potenze occidentali verso est.

La situazione attuale dimostra che la tanto osannata globalizzazione mondiale si è sciolta improvvisamente come neve al sole e sono tornati a fronteggiarsi due blocchi, quello orientale sostenuto dall’imperialismo russo che schiaccia le libertà e le economie dei Paesi satelliti e quello occidentale anglo americano che lascia la libertà (rendendolo più accettabile del primo, come dimostra la migrazione verso ovest di molti ucraini), ma schiaccia l’economia dei Paesi più deboli dell’Europa.

Un quadro davvero desolante, del quale però occorre realisticamente prenderne atto. In questa situazione sembra che la proposta russa di rendere neutrale l’Ucraina e probabilmente anche altri Paesi con la Russia confinanti, non appare del tutto infondata. Infatti tra due potenze che tendono a una continua guerra economica di posizione tra l’una e l’altra, la migliore situazione da adottare sembra proprio quella alla quale poc’anzi ho fatto riferimento.

Purtroppo non credo che allo stato in cui siamo arrivati ci sia molto da sperare e a noi non resta che animare l’opinione pubblica dell’Occidente verso la pace scrivendo sulla nostra bandiera le parole dell’articolo 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra”.

Allego una dichiarazione degli scienziati russi che si sono posti su questa linea di pace.

Sempre con maggiore dolore e tristezza invito tutti a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Lettera aperta di studiosi, scienziati ed esponenti del giornalismo scientifico russi contro la guerra con
l’Ucraina

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Putin aggredisce e conquista l'Ucraina, il rimbalzo economico di questa azione colpisce economicamente e politicamente l'Italia

Putin aggredisce e conquista l'Ucraina, il rimbalzo economico di questa azione colpisce economicamente e politicamente l'Italia

L’aggressione premeditata, nascosta fino all’ultimo minuto, e poi effettuata di sorpresa per la conquista da varie parti dell’Ucraina da parte di Putin è un gesto esecrabile, incivile, in violazione dei diritti umani e di tutti i Trattati internazionali e soprattutto in contrasto con la nostra Costituzione che, all’articolo 11 “ripudia la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali”.

Con grande cinismo Putin ha riversato sull’indifesa Ucraina una quantità enorme di uomini e mezzi in modo da conquistarla, compresa la capitale Kiev, in appena 30 ore.

Il disappunto internazionale è stato unanime, ma la reazione del mondo occidentale, che soffre delle limitazioni psicologiche e materiali provocate dal pensiero unico dominante del neoliberismo, è stata fiacca e dispersiva.

Si è reagito con le sanzioni economiche, delle quali Putin non ha alcun più pallido timore, anche perché nei suoi forzieri dispone di oltre 600 miliardi di dollari e comunque ha l’aiuto sicuro, da secoli scritto sulla pietra, della confinante Cina. La quale si appresta a seguire l’esempio di Putin per quanto riguarda la conquista della separatista Taiwan.

Il fatto più importante, cioè il pericolo maggiore, riguarda l’Europa, che si presenta economicamente sbrandellata, a seguito di una lotta mercantile degli Stati più forti, che hanno conquistato la ricchezza nazionale e gli stessi beni demaniali degli Stati più deboli, come Grecia e ora Italia, la quale come ultimo atto ha avuto la dannosa idea di svendere a Svizzera e Germania l’ultima piccola compagnia aerea Ita, ritirandosi definitivamente dalla fruttuosa fonte di guadagno del trasporto aereo.

Non si è capito che gli Stati uniti d’Europa dovevano essere uno Stato federale, composto da Stati di pari forza economica, e non un’area di conquista dei più ricchi ai danni dei più poveri.

L’Euro non ha risposto alle condizioni che impone l’articolo 11 della nostra Costituzione, il quale prevede che si possa consentire a limitazioni di sovranità, non per distruggere il proprio demanio costituzionale, come è avvenuto, ma per la costituzione di un ordinamento che assicuri la giustizia e la pace fra le Nazioni.

Ora l’Italia, che ha ceduto la sua ricchezza nazionale, soprattutto a Francia e Germania, non ha voce in capitolo e non ha la minima forza per poter sostenere l’indipendenza ucraina. E l’Europa è anche essa disgregata poiché i vari Stati, proprio in virtù del neoliberismo, si sono messi in concorrenza economica l’uno contro l’altro e hanno impedito che si formasse un vero Stato federale fondato sulla parità economica degli Stati, condizione essenziale per poter svolgere una reale politica internazionale a proposito della questione ucraina.

Insomma manca una politica estera comune e non esiste un esercito europeo, che si cercò di creare dopo il Trattato di Roma, ma si trattò di un’iniziativa stroncata dalla Francia.

Tutti vorremmo aiutare l’Ucraina, la quale giustamente lamenta di essere stata abbandonata, ma purtroppo essa è la prima vittima di questo balordo sistema economico predatorio neoliberista che spinge gli Stati all’egoismo e non alla collaborazione.

L’unico obiettivo che ora si può perseguire è quello di aiutare economicamente la popolazione Ucraina, tanto ingiustamente repressa dal potere dispotico di Putin, e accogliere le altre migliaia di profughi che da quel Paese arriveranno negli Stati europei.

È una conclusione molto triste, che deriva, come detto, dall’affermazione del sistema economico egoistico neoliberista.

Ben diverso sarebbe potuto essere l’atteggiamento italiano, se avessimo conservato il nostro patrimonio pubblico, al cui posto ci sono ora soltanto miliardi di debiti pubblici, essendo stata distribuita la nostra ricchezza a singoli soggetti, che l’hanno usata per fini personali, caricandola di debiti e poi svendendola agli stranieri (come ad esempio è avvenuto per la Telecom che prima è passata in mano spagnola, poi in mano francese e ora è nel mirino di fondi internazionali statunitensi come Kkr).

Certamente gli Stati uniti d’Europa non potevano nascere dalla dissoluzione degli Stati più deboli. Ed ora quello che manca, come ho detto, sono proprio gli Stati Uniti d’Europa, i quali, Italia in testa, subiranno i terribili effetti dei rimbalzi economici provocati da questa ingiusta guerra, che appare inarrestabile perché sostenuta dalla volontà priva di coscienza di un vero dittatore.

Ciò nonostante e sempre con maggiore sofferenza, invito tutti a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

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