LE CITTA’ PER L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE: DELIBERE COMUNALI DI INDIRIZZO E DI IMPEGNO

LE CITTA’ PER L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE:
DELIBERE COMUNALI DI INDIRIZZO E DI IMPEGNO
Luigi De Giacomo e Franco Brugnola
La riforma del Titolo V della Costituzione (legge cost. n.
3/2001) ha ampliato l’autonomia normativa degli locali.
La nuova stesura dell’art. 114, comma 2, della
Costituzione ha riconosciuto per la prima volta rilevanza
costituzionale agli Statuti dei Comuni e delle Città
metropolitane e l’art. 117, comma 6, Cost., ha previsto una
più ampia potestà regolamentare stabilendo che tali enti
«hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina
dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro
attribuite».
AUTONOMIA NORMATIVA DEGLI ENTI LOCALI
a) l’autonomia politica consiste nella possibilità del Comune
di darsi un proprio indirizzo politico nei limiti previsti dai
principi costituzionali; l’autonomia giuridica si identifica
con la capacità di agire in campo giuridico per il
raggiungimento delle proprie finalità. Importanti sono:
b) l’autonomia normativa consistente nella capacità di un
ente di darsi uno Statuto ed emanare regolamenti;
c) l’autonomia organizzativa comprendente la capacità di
darsi una struttura organizzativa;
d) l’autonomia finanziaria: i Comuni per mantenersi devono
contare su risorse proprie;
e) l’autonomia contabile: sia pur nel rispetto delle norme del
D.lgs 118/2011 novellato dal D.lgs 126/2014
A sua volta l’art. 3 del d.LGS 267/2000, Testo Unico
degli Enti Locali stabilisce che:
«Il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria
comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo
sviluppo».
Pertanto gli amministratori locali sono impegnati
quotidianamente a svolgere la loro attività tenendo
presente questi obiettivi.
IL TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI
Lo Statuto comunale è la norma primaria del
Comune, è in esso che l’ente descrive i propri valori ed è
con esso che l’ente manifesta la propria autonomia
prevedendo, nell’ambito della competenza comunale,
l’adozione di regolamenti a contenuto vincolato su
specifiche materie. È importante che lo Statuto
divenga la base per attuare «La città per l’attuazione
della Costituzione»
Ma è di fondamentale importanza che alle regole
seguano le azioni.
LO STATUTO: NORMA PRIMARIA DEL COMUNE
L’ articolo 4, comma 4, della legge 131 del 2003 riserva
alla potestà regolamentare degli enti locali «la
disciplina dell’organizzazione, dello svolgimento e
della gestione delle funzioni dei Comuni, delle
Province e delle Città metropolitane […]
nell’ambito della legislazione dello Stato o della
Regione, che ne assicura i requisiti minimi di
uniformità, secondo le rispettive competenze…»
LA POTESTÀ REGOLAMENTARE DEI COMUNI
ALCUNI PIANI, PROGRAMMI E REGOLAMENTI
OBBLIGATORI
 Regolamento edilizio (RET);
 Regolamento dei servizi sociali (L. 328/2000)
 Regolamento per la tutela dall’inquinamento
acustico;
 Piano urbano del traffico;
 Piano del verde;
 Piano bonifica manufatti contenenti amianto;
 Piano di investigazione o indagine ambientale;
ALCUNI PIANI FACOLTATIVI
 Piano per l’installazione degli impianti di
telecomunicazione per la telefonia mobile;
 Piano urbano della mobilità sostenibile;
 Piano dell’uso delle acque
 Piano dell’illuminazione pubblica a tutela
dell’inquinamento luminoso;
 Piano della sosta;
 Piano per l’innovazione urbana.
ALCUNI REGOLAMENTI FACOLTATIVI
 Regolamento d’igiene per la tutela della salute e
dell’ambiente;
 Regolamento sull’uso dei prodotti fitosanitari in
aree agricole ed extra-agricole;
 Regolamento concernente gli impianti per il
trattamento degli effluenti di allevamento e delle
biomasse finalizzate alla produzione di biometano
e/o energia elettrica e termica;
 Regolamento per uno sviluppo economico
sostenibile.
 Regolamento per l’abbattimento delle alberature
nell’area urbana
La crisi economica, frutto delle politiche neoliberiste
europee e nazionali, che pervade da molti anni il nostro
Paese e che colpisce fasce sempre maggiori della
popolazione, ha fatto saltare la quasi totalità dei sistemi
di protezione sociale.
I Sindaci, gli amministratori e le comunità
locali devono impegnarsi per modificare questo
stato di cose dal basso.
L’Associazione «ATTUARE LA COSTITUZIONE» ha
individuato sei punti da cui partire, con delibere
comunali di indirizzo e di impegno.
LE PRIME 6 DELIBERE DI INDIRIZZO E DI IMPEGNO PER I COMUNI
1) Creazione di un apposito Assessorato,
ovvero la delega ad un Assessorato già esistente,
per garantire che tutte le attività e gli atti
amministrativi del Comune siano ispirati
all’attuazione delle norme e dei principi della
Costituzione italiana.
2) Attuazione del principio costituzionale della
“funzione sociale” della proprietà privata
(regolamento per i beni abbandonati)
3) Partecipazione dei cittadini al governo del
territorio e Consulta permanente per l’attuazione
della Costituzione
4) No alle “privatizzazioni” di beni pubblici,
alla “delocalizzazione” di industrie pubbliche o
private, alla cessione a stranieri di industrie e
terreni. Impegno ad evitare “il consumo di suolo”
5) Rispetto dell’esito del referendum del 2011
sull’acqua pubblica
6) Attuazione dell’Art. 32 della Costituzione
invertendo il processo di privatizzazione della Sanità.
Delibera d’impegno comunale ad adottare ogni
provvedimento possibile perché l’inquinamento, il
degrado e l’accumulo dei rifiuti non possano costituire
limite alla civile convivenza sociale, in conformità con i
piani urbanistici compatibili con la difesa del suolo, nel
pieno rispetto degli art. 3,9,32,44 della Costituzione)….
Quasi ovunque in Italia troviamo un territorio «abusato».
Le aree destinate all’agricoltura si riducono e il cemento
avanza. Il «consumo del suolo» è uno dei più alti in
Europa.
Ogni Comune si deve impegnare ad evitare questi fenomeni,
favorendo in ogni modo le ristrutturazioni di edifici già
esistenti e la cosiddetta «Rigenerazione urbana»,
assumendo come valore assoluto il Paesaggio (che essendo
l’aspetto del territorio è proprietà collettiva del popolo a
titolo di sovranità ed è protetto dall’art. 9 della
Costituzione).
DIFENDERE IL TERRITORIO
Occorre che le Amministrazioni comunali intervengano con
decisione per impedire
 le «privatizzazioni» di beni pubblici;
 l’ «esternalizzazione» dei servizi;
 la «delocalizzazione» all’estero di industrie pubbliche o
private;
 la «cessione» a imprese straniere di industrie,
considerato che questo comporta la perdita di redditi che
dovrebbero restare nell’ambito del territorio comunale.
DIFENDERE LA PROPRIETA’ DEI BENI PUBBLICI,
CONTRASTARE L’AFFIDAMENTO
ALL’ESTERNO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI,
EVITARE LA DELOCALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
Negli anni passati molte amministrazioni locali hanno
agevolato la privatizzazione dell’acqua, il primo tra i beni
comuni.
In tutti i Comuni italiani cresce la protesta per la
privatizzazione dell’acqua.
Occorre impegnarsi per contrastare la «privatizzazione»
del servizio della captazione, trasporto e distribuzione
dell’acqua (che essendo parte del territorio è proprietà
collettiva del popolo a titolo di sovranità).
L’ACQUA BENE COMUNE DEI CITTADINI
L’art. 42 della Costituzione stabilisce che la «proprietà
privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo
scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla
accessibile a tutti»
In quasi tutti i Comuni si trovano terreni o immobili
abbandonati di proprietà di privati ma spesso anche di enti
pubblici. Occorre che questi beni ritornino alla proprietà
collettiva dei cittadini.
Per fare questo occorre un atto formale del Comune.
ACQUISIZIONE AL PATRIMONIO COMUNALE
DEI BENI ABBANDONATI
In considerazione di una politica economica nazionale
che favorisce la globalizzazione con la perdita migliaia di
posti di lavoro e la cancellazione dell’ identità dei territori,
occorre una forte azione che parta dal basso, e cioè dai
singoli Comuni e dalla Partecipazione della cittadinanza,
per sostenere una politica economica comunale per:
 Salvaguardare il territorio;
 Incentivare il mercato interno
 Valorizzare i beni artistici, architettonici e storici; i
prodotti locali;
 Favorire l’intervento pubblico nell’economia orientato
alla redistribuzione della ricchezza
INCENTIVARE LO SVILUPPO ECONOMICO LOCALE
Urgenza di revisione della legge sulla costituzione
delle Aziende sanitarie
Con l’entrata in vigore del Servizio sanitario nazionale non sono più i
sindaci a gestirlo, anche se ad essi sono affidati, dal decreto legislativo
299/99, poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato
del direttore generale delle Asl. Occorre fortemente limitare lo sviluppo
dell’indirizzo della surrettizia privatizzazione in autentico contrasto con
l’art. 32 della Costituzione, con la revisione se non l’inversione del
processo, con piena restituzione al pubblico del sistema
sanitario affinchè la competenza Comunale si estenda anche
alla Sanità, accorpandovi anche le competenze sull’ambiente
comunale considerato che questa raccomandazione si inscrive nella
revisione del Titolo V della Costituzione e restituisce agli Enti Locali le
legittime responsabilità sulle tematiche sopra dette, sanità e Ambiente
che nell’area urbana sono strettamente embricate.
La partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni al governo del
territorio è indispensabile per invertire la rotta e portare le
comunità a fare fronte comune.
 L’art. 118 della Costituzione stabilisce che i cittadini
singoli possono svolgere attività di interesse
generale secondo il principio di sussidiarietà (e,
quindi, anche promuovere un’azione giudiziaria popolare);
 L’art. 3, comma 5, del T.U.E.L. prevede che i comuni
svolgono le loro funzioni anche attraverso le
attività che possono essere adeguatamente
esercitate dalla autonoma iniziativa dei cittadini
e delle loro formazioni sociali».
PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI
AMPLIARE LE FORME DI PARTECIPAZIONE
Si parla di partecipazione con riferimento a momenti e modalità differenti:
 I Comuni nello Statuto possono prevedere una
«Consulta per l’attuazione della Costituzione»
istituzionalizzando l’azione partecipativa della cittadinanza
stessa.
 Cittadini e Organizzazioni vengono inclusi all’interno dei
processi decisionali;
 Sono previste esperienze di sussidiarietà orizzontale;
 Viene sollecitato il ruolo attivo degli utenti dei servizi nelle fasi di
decisione, progettazione e valutazione;
 Il «bene comune» deve costituire la leva economica
e finanziaria per lo sviluppo sostenibile del
territorio
ESEMPI DI FORME SPECIFICHE DI PARTECIPAZIONE
 Bilancio partecipativo (2% a disposizione dei
Municipi e delle associazioni);
 Piano triennale delle opere pubbliche partecipato;
 Valutazione della qualità dei servizi pubblici (comma
461 dell’art. 2 della legge 244/2007 che prevede anche la
carta della qualità dei servizi);
 Valutazione della performance dei responsabili degli
uffici comunali (art. 7 del D.lgs 150/2009 modificato dal
D.lgs 74/2017;
 Bilancio sociale.
FINE
LE CITTA’ PER L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE:
DELIBERE COMUNALI DI INDIRIZZO E DI IMPEGNO