Città per l'Attuazione della Costituzione-Delibere Comunali di Indirizzo e Attuazione.

Si descrivono qui di seguito alcuni degli adempimenti che i Comuni possono adottare per agire
concretamente per l’attuazione della Costituzione e aderire all’Associazione “Attuare la
Costituzione”.
1) Una Delibera di Giunta, da far approvare anche dal Consiglio comunale, per la “Città per
l’attuazione della Costituzione”, nella quale si riassuma brevemente quanto scritto nel
documento “Uscire dalla crisi attuando la Costituzione” e si illustri quanto segue:
a) la grave situazione economica in cui versa l’Italia: disoccupazione,
privatizzazioni, svendite di industrie, nonché di immobili privati e pubblici, anche artistici
e storici, demani, territori, isole, montagne, ecc., nella completa disinformazione del
popolo e conseguente indifferenza di tutti. Nella stessa delibera va sottolineato che tutto
questo avviene a causa dello strapotere delle banche e delle multinazionali, le quali,
impossessatesi degli Istituti finanziari mondiali, influenzano notevolmente il
comportamento della Commissione Europea, e degli Stati nazionali;
b) l’incredibile “dovere” di osservare, in palese contrasto con i principi
fondamentali della nostra Costituzione democratica e repubblicana, gli illogici e
disastrosi obblighi che ci vengono imposti dal Patto di stabilità, dal Fiscal compact e dal
CETA (in corso di ratifica da parte del Parlamento) e dall’inserimento nell’art. 81 della
Costituzione del principio contabile del pareggio di bilancio;
c) l’urgente necessità di un’azione che parta dal basso, e cioè dai singoli Comuni
e dalla Partecipazione della cittadinanza, affinché questa disastrosa politica economica,
imposta a livello nazionale in attuazione dei vincoli europei, sia contrastata svolgendo
una politica economica comunale che salvaguardi il territorio e incentivi la ripresa di un
mercato interno capace di valorizzare i prodotti locali, in modo da improntare l’azione
pubblica sui principi della redistribuzione della ricchezza e dell’intervento pubblico
nell’economia (in opposizione al sistema economico deviato del neoliberismo);
d) la creazione di un apposito Assessorato, ovvero la delega ad un Assessorato
già esistente, per garantire che tutte le attività e gli atti amministrativi del Comune siano
ispirati all’attuazione delle norme e dei principi della Costituzione italiana.
2) Delibera di impegno del Comune all’attuazione del principio costituzionale della
“funzione sociale” della proprietà privata, tenendo presente che “i beni abbandonati”, ai
sensi del secondo comma dell’art. 42 della Costituzione (secondo il quale la “proprietà
privata è riconosciuta e garantita dalla legge <cioè dalla volontà del Popolo> allo scopo
di assicurarne la funzione sociale”), ritornano nella “proprietà collettiva” dei cittadini del
Comune stesso. A tal fine è opportuno che il Comune adotti un Regolamento che
preveda una intimazione al proprietario del bene abbandonato, di assolvere all’obbligo
costituzionale di “assicurare la funzione sociale” dei beni di sua appartenenza, scaduto
il quale, il Comune provvederà a iscrivere detti beni nel patrimonio del Comune stesso,
al fine di rimetterli a frutto nell’interesse esclusivo della cittadinanza.
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3) Delibera di impegno del Comune a far valere la partecipazione dei cittadini al governo
del territorio, diffondendo la conoscenza dei poteri che loro conferiscono: l’art. 118 della
Costituzione, secondo il quale i cittadini singoli o associati possono svolgere attività di
interesse generale secondo il principio di sussidiarietà (e, quindi, anche promuovere
un’azione giudiziaria popolare giudiziaria nell’interesse pubblico), e l’art. 3, comma 5,
del T.U.E.L. secondo il quale “i comuni e le province svolgono le loro funzioni anche
attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla autonoma
iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali”. Il Comune, inoltre si impegna a
favorire la nascita di una “Consulta permanente cittadina” (Consulta per l’attuazione
della Costituzione) in modo da istituzionalizzare l’azione partecipativa della cittadinanza
stessa, come, per esempio, in sede di formulazione del bilancio preventivo, il cosiddetto
“bilancio partecipato”.
4) Delibera di impegno del Comune ad evitare (agendo, se del caso, anche sul piano
giudiziario) le “privatizzazioni” di beni pubblici, la “delocalizzazione” all’estero di industrie
pubbliche o private, nonché la cessione a stranieri di industrie e terreni, considerato che
tale cessione comporta il trasferimento all’estero di redditi che dovrebbero restare, ed
essere utilizzati, nell’ambito del territorio comunale. In particolare, il Comune dovrebbe
impegnarsi ad evitare “il consumo di suolo”, favorendo in ogni modo le ristrutturazioni di
edifici già esistenti e la cosiddetta “Rigenerazione urbana”, assumendo come valore
assoluto il Paesaggio (che essendo l’aspetto del territorio è proprietà collettiva del
popolo a titolo di sovranità).
5) Delibera di impegno del Comune al rispetto dell’esito del referendum del 2011 sull’acqua
pubblica, evitando qualsiasi “privatizzazione” del servizio della captazione, trasporto e
distribuzione dell’acqua (che essendo parte del territorio è proprietà collettiva del popolo
a titolo di sovranità).
6) A.
Delibera di competenza Regionale in tema di Sanità Pubblica
Con l’entrata in vigore del Servizio sanitario nazionale non sono più i sindaci a gestirlo,
anche se a essi sono affidati, dal decreto legislativo 299/99, poteri di programmazione, di
controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle Asl.”
Una Delibera di Giunta, di competenza del Consiglio Regionale, per la “Regione per
l’attuazione della Costituzione”, nella quale si riassuma brevemente quanto scritto nel
documento “Uscire dalla crisi attuando la Costituzione” e si illustri quanto segue:
Revisione della Legge sulla costituzione delle Aziende Sanitarie.
1) La riforma ospedaliera concepita nella L.833/78 aveva come scopo precipuo
l’universalità dell’offerta sanitaria. Essa rispondeva in pieno al concetto di Servizio
Sanitario Nazionale, ossia un Servizio pubblico rivolto a tutti i cittadini,
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indipendentemente dal genere, età, nazionalità che si trovassero sul suolo italiano. Ciò
rispondeva ai requisiti perfetti degli art. 3, 32 della Costituzione.
2) Al contrario il processo di aziendalizzazione ha creato una realtà affatto diversa perché
il malato è diventato un cliente, e ciò allo scopo di introdurre, neanche surrettiziamente,
nel comparto sanitario il principio del profitto. Ciò ha portato a due nefaste conseguenze:
il deficit del SSR che ha imposto dal 2001 i piani di rientro a Regioni come Campania,
Lazio, Sicilia et al. Tale deficit appare grave in senso assoluto ed anche in senso relativo
perché il PIL regionale è devoluto alla Sanità mediamente nella misura che va dal 76 al
84%. Tra il 2000 ed il 2005, il SSR ha accumulato quasi 13 miliardi di disavanzo, dei
quali il 30 per cento è concentrato nel Lazio, il 25 per cento in Campania e il 13 per cento
in Sicilia (tre regioni quasi il 70 per cento del totale). Seguono il Piemonte con l’8 e la
Sardegna con il 5 per cento. Ciò evidenzia una mala gestio che accomuna molte Regioni
e quindi poco attribuibile ala diversa tipologia d’indirizzo politico.
3) Il processo di accentramento nelle grandi Aziende Ospedaliere ha comportato la
desertificazione dell’offerta di salute in periferia con il conseguente voluto e doloso
degrado della Medicina Territoriale. Scomparse figure come il Medico Condotto e
burocratizzato il ruolo del medico di famiglia, la richiesta di sanità all’Azienda di
riferimento ha comportato un drammatico aumento della lista d’attesa.
4) Quanto sopra ha comportato un aumento della spesa sanitaria privata, volta allo scopo
di accelerare tempi che, per i malati più gravi, non c’erano più. La spesa sanitaria privata
invece è aumentata del +2.2% medio annuo nel periodo 2000–2007 e +2.3% negli anni
2008–2010 (l’incremento complessivo nel periodo 2000–2010 è stato del 25.5%).
5) Dal 2012 al 2015 si registra un incremento fino al 25% di quella pubblica. In parallelo
cresce il livello di povertà assoluta (4 mln 742 mila nel 2016) e povertà relativa (8 mln
465mila), per un totale di 13 mln 207 mila. Ne deriva la impossibilità per 12 mln di cittadini
di curarsi, per 4 mln di accedere alle cure odontoiatriche, con un livello medio di spesa
per i ticket pari a 4 mld.
6) Si auspica che venga fortemente limitato lo sviluppo dell’indirizzo della surrettizia
privatizzazione, in autentico contrasto con l’art. 32 della Costituzione, impone la
revisione se non l’inversione del processo sopra descritto, con piena restituzione al
pubblico del sistema sanitario.
. B
Delibera d’impegno per il Comune
a) Visto che “Il sindaco, insieme al Consiglio comunale, è il responsabile della condizione
di salute della popolazione del suo territorio, considerato che il sindaco deve
conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti se le
condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e deve informare la
popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta, si auspica che
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b) Al contempo si fa voti perché la competenza Comunale si estenda anche alla Sanità,
accorpandovi anche le competenze sull’ambiente comunale considerato che questa
raccomandazione si inscrive nella revisione del Titolo V della Costituzione e
restituisce agli Enti Locali le legittime responsabilità sulle tematiche sopra dette,
sanità e Ambiente che nell’area urbana sono strettamente embricate.
c) Delibera d’impegno per la Giunta Comunale di adottare ogni provvedimento possibile
perché l’inquinamento, il degrado e l’accumulo dei rifiuti non possano costituire limite
alla civile convivenza sociale, in conformità con i piani urbanistici compatibili con la
difesa del suolo, nel pieno rispetto degli art. 3,9,32,44 della Costituzione.
d) Si raccomanda caldamente che ogni Comune istituisca il Registro della Prevenzione,
coniugando e interfacciando le cause di decesso con le condizioni ambientali, allo
scopo di verificare il possibile rapporto causale tra degrado ambientale e tipologia
dei decessi.
e) Qualora non fosse possibile una verifica scientificamente idonea, si invita ad
utilizzare il principio di precauzione ambientale a scopo preventivo.
f) Delibera d’impegno per gli Enti Locali, globalmente considerati, affinchè si sviluppino
nel senso sopra indicato a sviluppare una Conferenza Comuni-Regione allo scopo
di pianificare le soluzioni concordate, seguendo statuto e protocolli della Conferenza
Stato-Regioni.