XYLELLA: IL DISASTRO DEL DECRETO MARTINA

XYLELLA: IL DISASTRO DEL DECRETO MARTINA

Ha destato molto scalpore il decreto ministeriale dell’Onorevole Martina, che per combattere la xylella, un batterio che ha colpito gli ulivi del Salento, vuole distruggere con estirpazioni e pesticidi la vita di tutte le piante e di tutti gli insetti impollinatori, specialmente le api, in una vastissima zona che comprende tutta la provincia di Lecce arrivando fino a Fasano.

Tale decreto provoca un vero e proprio disastro ambientale distruggendo la vita dei terreni e nuocendo alla vita degli animali e delle persone. In una parola è un decreto contro l’ambiente e contro la salute. L’Onorevole Martina afferma con questo suo atto amministrativo di voler dare esecuzione “ad una decisione di esecuzione della Commissione europea”, che è un atto amministrativo non vincolante poiché non sancisce un obbligo specifico nei confronti degli Stati membri.

 

In sostanza l’Onorevole Martina copia detta decisione senza adeguarla alle esigenze dei territori e senza operare nessun bilanciamento tra gli interessi in gioco, ricorrendo al sistema distruttivo laddove è necessario far ricorso a sistemi biologici la cui maggiore efficacia è scientificamente provata.

Tale decreto è stato emesso in totale carenza di potere, poiché dal combinato disposto degli articoli 114 e 118 della Costituzione la funzione amministrativa non spetta allo Stato, ma ai comuni. Ne in questo caso lo Stato può attrarre a sé tale competenze per assicurarne l’esercizio unitario poiché ciò che viene in primo piano è la specificità dei territori la quale richiede normative differenziate e non provvedimenti vincolanti per tutte le situazioni.

Questa “attrazione in sussidiarietà” potrebbe essere esercitata soltanto dalle regioni. E la Regione Puglia non ha adottato nessun provvedimento in proposito. In questo stato di cose spetta dunque ai comuni intervenire imponendo i sistemi idonei per combattere la xylella senza distruggere l’ambiente nuocendo così anche alla salute umana. Dunque bene hanno fatto i Comuni di Nardò e Noceia, i quali sono intervenuti sul fondamento di propria competenza costituzionalmente riconosciuto. È auspicabile che tutti i comuni interessati agiscano immediatamente con urgenza a tutela dell’ambiente e della salute, ricorrendo nello stesso tempo al Tar per la sospensione e l’annullamento del decreto Martina che è assolutamente incostituzionale, sia perché emesso in carenza di potere, sia perché produttivo di danni all’ambiente e alla salute dell’uomo. Tale ricorso dovrebbe riguardare i comuni per la salvaguardia delle proprie competenze e nel contempo tutta la cittadinanza amministrativa che subirebbe i danni di questo illegittimo provvedimento statale.

 

Paolo Maddalena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *